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Archivio mensileluglio 2017

OldSpinner’s Holiday by Stefano Ronzoni

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Durante le vacanze in Trentino. Da giorni tenevo d’occhio il fiume Avisio, dato che il tempo era stato incerto con sporadici acquazzoni che rendevano le acque poco invitanti. Alla fine, anche per motivi familiari, mi riducevo all’ultimo giorno e il fiume purtroppo non era il massimo. Mi sono detto “o la va o la spacca” e d’altronde non avevo alternative.

Vista la tipologia del corso d’acqua sceglievo di usare, invece della classica canna azione parabolica da trote, una wacky style da bass, che, per la mia esperienza, la ritengo più idonea nella gestione di artificiali di media grammatura in corrente.

Mi munivo di permesso giornaliero presso l’APT di Predazzo. Lo stesso era corredato dal solito regolamento degno di un azzeccagarbugli, ma che magicamente si autosemplifica scegliendo di praticare il nokill. In pratica si stipula un vero contratto con l’associazione locale che gestisce le acque, con tanto di firma e al “modico” prezzo di 18 euro.

Ora, data la vasta area del corso d’acqua e i suoi affluenti, il problema è scegliere lo spot. Sulla cartina allegata al regolamento notavo due tratti denominati “zona trofeo” che significa poter prelevare un unico esemplare di oltre 40CM! Volevo tentare il colpaccio!! Giunto in loco mi avvicinavo al greto del fiume e già il cuore mi batteva forte per l’emozione. So che in queste acque non è difficile imbattersi in marmorate da record. La corrente era forte e l’acqua torbida purtroppo.

Per raggiungere una posizione ottimale tentavo il guado un po’ alla cieca e mi rendevo conto di aver fatto la cazzata ad aver lasciato a Roma gli scarponi da wading con la suola in feltro. Le pietre levigate dal tempo, arrotondate e ricoperte da uno strato viscido sono una trappola per quella in gomma. L’equilibrio precario e la risalita quasi a carponi del corso d’acqua saranno il mio tormento per tutta la giornata. Comunque sia, sceglievo di lanciare ovviamente nelle zone d’acqua dove si formano i rigiri di corrente e al terzo lancio il martin da 9 black detto “il calabrone” subiva l’attacco di una trota stimata intorno ai 5/6etti. Niente di che, ma l’inizio non era male. Salvo per il fatto che la preda si slamava quasi a tiro di guadino.

L’obbligatorietà dell’uso dell’amo singolo senza ardiglione per tutte le tecniche complica di molto il recupero. In particolar modo a spinning dove il pesce, nel turbinio di queste forti correnti si autoferra. L’azione in questo modo diventa casuale. Puoi provarle tutte ma nella lotta tra te e la trota spesso è lei ad avere ragione ed impedirti di ammirarne la bellezza.

Più tardi sceglievo di cambiare zona e risalire il fiume nell’altra zona trofeo sperando di trovare un’acqua più limpida e meno profonda. Decisione azzeccata perché le caratteristiche si sono rivelate più confacenti con le mie abitudini piscatorie. Montavo un minnow da 6cm, un prototipo di Urban Fishing modificato (esca grossa=pesce grosso) e gli attacchi si ripetevano con una certa continuitá con pesci di livello, ma le slamate pure. Il tutto contornato da imprecazioni a chi di dovere. Alla fine solo una marmorata di media grandezza è stata oggetto della foto di rito.

Stremato, ma comunque felice perché è sempre meglio un semi/cappotto che una giornata di lavoro me ne ritornavo in albergo dalla my family. Comunque sia ho accresciuto la mia esperienza. Rimandato il tutto alla prossima gita nel nord Italia!

Oldspinner

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